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Leina e il Signore dei rospi. La straordinaria arte di Júlia Sardá protagonista.


Su questo libro, freschissimo di stampa da Gallucci, avrei davvero tante (belle) cose da dire. Quello che ho tre la mani, è un oggetto che racchiude in sé davvero tanta bellezza e cultura. Il lavoro artistico di Jùlia Sardà è incredibile e mi ha fatto battere forte il cuore, ma di questo parliamo nella seconda parte del post, perché i riferimenti ad importanti artisti del passato sono tanti e meritano un approfondimento.


Gli autori sono Myriam Dahman e Nicolas Digard, che già per Gallucci, hanno pubblicato “Il segreto del Lupo”, sempre con le illustrazioni di Jùlia Sardà. Cosa troviamo tra le pagine di questo libro? Una bellissima fiaba, ben scritta, che ci evoca atmosfere magiche e senza tempo, come quelle che troviamo nei Classici. Questa storia in particolare, ha degli elementi che mi hanno ricordato “Barbablù”, ma a differenza di racconti tradizionali, questa volta la protagonista, Leina, non incarna i panni della fanciulla bella, ma ingenua e sprovveduta. Leina è coraggiosa e audace; può contare egregiamente sulle sue risorse per assumere i panni dell’eroina che riporta tutti al “vissero felici e contenti”. Insomma, in un certo senso possiamo dire che Leina è un personaggio fieramente femminista. Niente principi azzurri qui.


“Leina e il Signore dei rospi” l’ho letto prima di andare a dormire insieme a mio figlio; è piaciuto molto a entrambi. Abbiamo potuto gustarci una lettura scorrevole, che ci ha davvero intrattenuto in modo gradevole e ha stimolato la curiosità fino alla fine.


E ora veniamo alla parte che preferisco: quella delle illustrazioni. Lo so che tutto quello che dirò su Jùlia Sardà, avrà tutta l’aria di essere una smielata dichiarazione d’amore per la sua opera, ma è quello che penso davvero sul suo lavoro, che reputo eccezionale. Mi sono “innamorata” con “La Regina della grotta” e con questo libro ho rafforzato le mie impressioni. Penso che questa illustratrice, non abbia solo un grande talento e una mano spettacolare, ma ha dimostrato di avere una grande conoscenza della storia dell’arte, di saper trasmettere nel suo stile delle precise scelte estetiche, influenzate probabilmente da un attento studio degli artisti del passato. Quello che apprezzo molto, è che nonostante le forti analogie, la Sardà non copia, ma riformula, reinterpreta e mescola, dando vita a uno stile molto personale e originale, che sicuramente negli anni è maturato e ha subito un’evoluzione notevole.


Nelle illustrazioni di questo libro, il primo fortissimo richiamo che ho notato, è quello riferito alle opere di Ivan Jakovlevic Bilibin, che tra il 1899 e il 1906 illustrò alcune fiabe della tradizione russa. Nelle foto, vi ho messo il confronto tra Leina e Vassilissa la Bella illustrato da Bilibin. Le cornici, ricche di dettagli e particolari, sono peculiari e le ritroviamo in entrambi. Nello stile della Sardà però, possiamo ritrovare anche le atmosfere del Giapponismo: un fenomeno culturale che intorno al 1850-1880 fece esplodere una vera e propria ossessione per l’arte e la cultura giapponese che influenzò parecchio i post impressionisti e che ispirò anche il movimento Art Noveau (di cui poi anche Bilibin fu un esponente). Nelle tavole di questo libro, possiamo vedere dei forti rimandi alle Ukiyo-e, come quelle di Hokusai e di Utamaro. Ma non solo. In alcune tavole, abbiamo dei riferimenti alla paradossale arte Maurits Escher e troviamo anche elementi gotici. Insomma, non si tratta solo di belle immagini: si tratta di cultura.


Qualcuno però quando si parla di “libri per bambini”, sorride e pensa a una letteratura di “serie B”. Non sanno cosa si perdono.

(recensione di Alice Maggini)

instagram: semini.di.libri



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